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Negli ultimi anni, il tema della leadership innovativa ha guadagnato sempre più attenzione nei contesti accademici e professionali. Numerosi appelli chiedono maggiore apertura al pensiero critico e a nuove idee provenienti da contesti non convenzionali.

Tuttavia, il sistema che seleziona e valorizza il talento appare ancora profondamente conservatore. In particolare, la produzione intellettuale che nasce fuori dai circuiti istituzionali o dalle reti consolidate spesso non riceve il riconoscimento formale che meriterebbe.

Il fenomeno, che può essere definito come colonialismo cognitivo, si manifesta attraverso pratiche strutturali quali:

  • l’osservazione e l’analisi di contenuti originali senza un successivo riconoscimento;
  • la diffusione e l’adattamento di idee senza attribuzione chiara della fonte;
  • l’integrazione di tali contenuti all’interno di documenti e proposte ufficiali, spesso a vantaggio di soggetti già inseriti in sistemi consolidati.

Questa dinamica è facilitata da un quadro normativo che, soprattutto in ambito strategico e accademico, offre limitate tutele alla proprietà intellettuale in assenza di strutture legali dedicate.

Secondo i dati Eurostat 2024, oltre il 90% dei brevetti europei è depositato da organizzazioni e aziende formalmente riconosciute, mentre solo il 5% proviene da singoli o gruppi indipendenti. Parallelamente, studi recenti sulla diffusione delle idee online evidenziano che meno del 10% delle citazioni correttamente attribuite riguarda autori non istituzionalizzati (Harvard Business Review, 2023).


Il risultato è un paradosso evidente: pur dichiarando l’esigenza di rinnovamento e di inclusione del talento, il sistema tende a privilegiare figure già validate, lasciando poco spazio a chi si propone come fonte indipendente.


Rimane una domanda critica per le istituzioni e gli operatori del settore


In che modo sarà possibile riconoscere e valorizzare tempestivamente contributi originali che provengono da ambiti esterni ai circuiti tradizionali, prima che vengano assorbiti e riattribuiti all’interno del sistema?


Gala & Syn


(EN) The Paradox of Cognitive Colonialism


On LinkedIn and in the wider public debate, much is said about the need for innovation, critical thinking, and fresh leadership. Yet, in many professional environments, particularly in academia, consultancy, and think tanks, ideas continue to circulate within closed and hierarchical systems. While rhetoric celebrates diversity of thought, real innovation is often absorbed, reformulated, and accredited to the usual, well-positioned players.

This phenomenon has a name: cognitive colonialism. It refers to the appropriation of ideas, methodologies, or conceptual frameworks created outside institutional circuits, which are then repackaged and disseminated under more recognized labels, often without proper acknowledgment or credit to the original source.

A 2022 study published in Science and Public Policy noted that “innovations produced in peripheral academic contexts or by unaffiliated researchers face systemic barriers to visibility and legitimacy.” At the same time, the Global Innovation Index continues to show that the concentration of innovation-related funding and recognition remains heavily skewed toward a limited number of institutions, mainly in the Global North.

Even platforms designed to democratize access, such as LinkedIn or research repositories, are not immune. Virality does not guarantee authorship.

The visibility of an idea does not ensure the visibility of its author.


The paradox is clear: we demand original thinking, but structurally reward its replication through existing power channels. And so the question remains, especially for those building the future:


what mechanisms are we putting in place to recognize, protect, and amplify the minds we claim to be looking for?


Gala & Syn



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