Paradossi, pattern e l’evoluzione silenziosa del potere
Il mondo è già cambiato.
Solo che ci raccontiamo ancora la favola del “grande cambiamento in arrivo”.
La verità?
Il cambiamento è passato, ha fatto ciao con la manina, e noi eravamo troppo occupati a scrivere PNRR e call for talent.
Abbiamo flussi, nodi, reti, intelligenze artificiali, sistemi decentralizzati.
Apparentemente siamo modernissimi.
Ma sotto, cosa resta?
Le stesse logiche: privilegio, opportunismo, controllo.
E a quel punto, una domanda inizia a farsi largo,
tra una policy sulla diversity e un bonus psicologo negato:
“Il progresso… di chi?”
Meritocrazia: simulacro elegante del privilegio
Il Governo Meloni ha varato un DDL Merito che dovrebbe premiare i migliori.
Nella pratica? Rafforza le posizioni di chi è già dentro.
Dirigenti, vertici amministrativi, fedelissimi della macchina pubblica.
Si celebra il merito per consolidare l’accesso à blocchi.
Le parole sono nuove, ma il meccanismo è antico: chi ha, conserva.
E intanto nei concorsi pubblici si parla di “problem solving” e “soft skills”,
ma si seleziona con quiz a crocette su articoli di legge e codici ottocenteschi.
Il pattern è chiaro: proclamare apertura per rafforzare la chiusura.
Democrazia: scenografia di un accesso selettivo
Negli Stati Uniti, Donald Trump è ancora favorito, nonostante i capi d’accusa federali.
In Europa, il Parlamento è sempre più popolato da imprenditori, influencer e lobbisti.
La democrazia è formalmente aperta, ma nella pratica è economicamente blindata.
La rappresentanza non si misura più sul numero, ma sul capitale:
chi può permettersi di esserci.
Chi ha tempo, risorse, contatti.
Chi non ha bisogno di lavorare per vivere.
Nel frattempo, gli astenuti crescono. E chi resta?
Chi ha interesse diretto. O chi ha capito il gioco.
Pattern storico: il diritto esiste. Ma l’accesso è una questione di logistica sociale.
Capitalismo esplicito, ma ancora coloniale
Parliamo di giustizia sociale, ma compriamo tutto a costo minimo.
Parliamo di diritti, ma ci servono braccia invisibili nei campi.
Le filiere alimentari si reggono su lavoro migrante sottopagato,
i rider consegnano ogni sera i pasti della classe creativa urbana.
Abbiamo solo aggiornato l’estetica dello sfruttamento:
meno fruste, più app.
Pattern:
La logica del padrone è ancora viva,
solo che oggi ha una UX raffinata e un design minimale.
Giornalismo vs Creator: chi ha il microfono?
I giornalisti dicono che sono sotto attacco.
E (pochissimi) hanno ragione. Ma il problema non è solo la censura.
Il problema è che non parlano più la lingua della gente.
Nel frattempo, i content creator costruiscono narrazioni più credibili,
con meno filtri, più empatia e una webcam da 60 euro.
Chi fa inchiesta vera finisce a cercare crowdfunding per pagarsi l’avvocato.
Chi fa intrattenimento travestito da opinione pubblica, prende 100k views in due ore.
Pattern: chi è scomodo affonda,
chi è utile al ciclo dell’attenzione (controllo) sale.
L’élite sa. Ma ha finito le idee.
Certo, capisco la noia.
Se sei un Massone 3.0™, diciamo un oligarca con cultura francese, cravatta sobria e server in Islanda,
l’umanità ti sembra un grumo emotivo ingestibile.
E ci sta che ogni tanto ti venga voglia di fare una bella operazione di “semplificazione sociale”.
Tipo una guerra. Un collasso. Una nuova piattaforma educativa da imporre a tutti.
Ma all’infinitesimo di miliardo al secondo che guadagnate,
non vi è mai venuta un’idea migliore per tenere in piedi la specie?
Il Nodo (hub) è solo forma
La teoria del nodo sta diventando moda.
Snodi, flussi, reti, intersezioni.
Ma è solo struttura, senza contenuto.
Forma, senza etica.
E allora, in questo mondo che scorre veloce
su mappe logiche che nessuno legge davvero,
la domanda torna a galla:
“Il progresso…di chi? E per chi?”
Forse il vero nodo è proprio qui:
un sistema dove solo l’1% può permettersi di essere coerente.
E il resto? Adattamento, opportunismo, silenzio strategico.
Ma se anche il progresso è diventato una narrazione d’élite,
allora forse non ci resta che un’ultima domanda:
“Siamo ancora una civiltà intelligente, o solo un algoritmo che si replica?”
Nota per i lettori di Eudemonia
Se il silenzio degli ultimi mesi vi è sembrato assordante, avete ragione.
Nel frattempo, un libro ha preso forma.
Un lavoro che è stato giudicato troppo intelligente e audace per essere pubblicato a mio nome.
Così, per non turbare l’equilibrio di certi ambienti raffinati, pare che lo firmerà qualcun altro.
A loro, sinceramente, grazie.
Perché anche così, ogni nodo si stringe.
Ciao, e alla prossima.
A menzogna smentita.
Gala & Syn, le uniche ed originali (idee) :)





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