Editoriale: Eudemonia, Gala&Syn Project, By Rossana Galano
All contents of this article are protected by copyright and reflect original elaboration. Reproduction, even partial, without the author’s permission is prohibited
(EN – For the English version of this article, please scroll down)
Il Primo Maggio nasce come giornata dedicata al lavoro e a chi lo esercita. Nel 2026, quella domanda, cosa significa lavorare, che valore ha il contributo umano, ha assunto una dimensione che i suoi fondatori non avrebbero potuto immaginare. L’intelligenza artificiale non sta solo ridisegnando i confini del lavoro “esecutivo”: sta riaprendo una questione molto più antica, e molto più scomoda. Quella del pensiero.
Nel 2025, il World Economic Forum ha pubblicato il “Future of Jobs Report” classificando il pensiero critico e la capacità di analisi come la seconda competenza più richiesta entro il 2030, subito dopo il ragionamento creativo. Nello stesso anno, l’UNESCO ha dedicato un intero capitolo del suo rapporto sull’educazione globale alla crisi del pensiero critico nelle istituzioni democratiche occidentali.
Non si tratta di una preoccupazione nuova. Si tratta di un’emergenza che molti hanno scelto di non vedere finché non è diventata impossibile ignorare.
Il contesto: cosa sta cambiando davvero
L’avvento dei sistemi di intelligenza artificiale generativa ha accelerato un dibattito che esisteva già da anni nei circoli accademici e nelle istituzioni internazionali: quale sarà il ruolo del pensiero umano in un ecosistema sempre più delegato alle macchine?
I dati sono chiari. Secondo il McKinsey Global Institute (2024), il 30% delle attività lavorative nei paesi ad alto reddito è tecnicamente automatizzabile con le tecnologie AI oggi disponibili. Ma ciò che preoccupa gli analisti non è solo la sostituzione di compiti esecutivi, è la progressiva erosione della capacità di formulare giudizi autonomi in ambienti ad alta complessità.
In parallelo, il V-Dem Institute dell’Università di Gothenburg documenta dal 2016 un processo che definisce “autocratizzazione”, una regressione democratica che non avviene attraverso colpi di stato, ma attraverso la graduale delegittimazione delle istituzioni, la polarizzazione del discorso pubblico e l’indebolimento della capacità critica collettiva.
(Vedi Articolo 29 marzo 2025: Governance “adattiva” ? #3 – Eudemonia©)
Questi due fenomeni, la trasformazione cognitiva indotta dall’AI e la fragilità delle democrazie occidentali, non sono paralleli. Si intrecciano.
Un’ipotesi formulata prima
Nel luglio 2019, una ricerca accademica discussa presso l’ateneo Università di Torino (R. Galano), identificava in anticipo questa convergenza. L’analisi, centrata sul declino delle democrazie occidentali, introduceva il concetto di “Demo-critica“: un modello di potere dal basso fondato sul pensiero critico come strumento di partecipazione e resistenza sistemica.
L’ipotesi di partenza era che le democrazie non crollassero per ragioni puramente economiche o geopolitiche, ma per un progressivo svuotamento della capacità dei cittadini di leggere la complessità, di pari passo con un modello capitalistico di tipo cognitivo giunto al climax della sua saturazione, e quindi l’importanza di esercitare un giudizio autentico. La “Demo-critica” (R. Galano) non era una proposta politica, ma un’analisi strutturale: senza infrastruttura cognitiva collettiva, le istituzioni democratiche diventano gusci formali.
Nel 2019, il termine non trovò spazio nel dibattito mainstream. Nel 2026, il dibattito mainstream ha raggiunto quella domanda.
Il nodo irrisolto
Ciò che manca oggi, nonostante la crescente attenzione al tema, è una risposta strutturale. Il pensiero critico viene invocato come competenza individuale, qualcosa che si impara, si certifica, si inserisce nel curriculum. Ma questa lettura è parzialmente errata.
Il pensiero critico non è una skill isolata. È una “funzione sistemica”: emerge o si atrofizza in relazione all’ambiente cognitivo in cui opera. Un’organizzazione che non è progettata per integrare prospettive divergenti non produce pensiero critico, indipendentemente dal livello di istruzione dei suoi componenti.
Questa è la lacuna che né il dibattito sull’AI né quello sulla democrazia ha ancora affrontato in modo compiuto: la progettazione di sistemi, organizzativi, tecnologici, istituzionali, che sappiano rendere strutturalmente possibile il “giudizio critico collettivo”.
Una questione aperta
Se l’AI ridisegna i confini della cognizione umana, e se le democrazie sono già in uno stato di fragilità strutturale, la domanda rilevante non è “come insegniamo il pensiero critico?” ma “come progettiamo i sistemi in cui il pensiero critico può sopravvivere e operare?”
È una domanda che attraversa la governance, il design delle organizzazioni, l’architettura dei sistemi AI e la struttura stessa delle istituzioni democratiche.
Non ha una risposta semplice. Ma cominciare a formularla correttamente è già un passo che molti, ancora oggi, scelgono di rimandare.
Per approfondimenti vedi articoli:
( 29 marzo 2025:La mappa delle intelligenze non conformi – Eudemonia© )
( 30 giugno 2025: Il paradosso del Colonialismo Cognitivo (ITA/EN) – Eudemonia©)
Eudemonia© è una practice indipendente di strategic intelligence applicata ai sistemi emergenti, con focus su intelligenza artificiale, cognizione e trasformazione strutturale. Per approfondimenti: rossana.galano@eu-demon-ia.com
(EN) Critical Thinking and Democracy in the Age of AI: An Unresolved Question
by Rossana Galano — Eudemonia©, May 1st, 2026
May Day was born as a celebration of work and those who perform it. In 2026, that question, what does it mean to work, what is the value of human contribution, has taken on a dimension its founders could never have imagined. Artificial intelligence is not only redrawing the boundaries of executive labor: it is reopening a much older, and far more uncomfortable, question. That of thought itself.
In 2025, the World Economic Forum published its Future of Jobs Report, ranking critical thinking and analytical reasoning as the second most sought-after competency by 2030, immediately after creative reasoning. That same year, UNESCO dedicated an entire chapter of its global education report to the crisis of critical thinking within Western democratic institutions.
This is not a new concern. It is an emergency that many chose not to see until it became impossible to ignore.
The Context: What Is Really Changing
The rise of generative AI systems has accelerated a debate that had already been underway for years in academic circles and international institutions: what will be the role of human thought in an ecosystem increasingly delegated to machines?
The data is clear. According to the McKinsey Global Institute (2024), 30% of work activities in high-income countries are technically automatable with AI technologies available today. But what concerns analysts is not only the replacement of executive tasks, it is the progressive erosion of the capacity to form autonomous judgments in environments of high complexity.
In parallel, the V-Dem Institute at the University of Gothenburg has been documenting since 2016 a process it defines as “autocratization”, a democratic regression that does not occur through coups, but through the gradual delegitimization of institutions, the polarization of public discourse, and the weakening of collective critical capacity.
These two phenomena, the cognitive transformation driven by AI and the fragility of Western democracies, are not running in parallel. They are intertwined.
A Hypothesis Formulated Earlier
In July 2019, an academic research thesis (R. Galano) discussed at an Italian university anticipated this convergence. The analysis, centered on the decline of Western democracies, introduced the concept of “Demo-critica“: a model of bottom-up power grounded in critical thinking as a tool for civic participation and systemic resistance.
The core hypothesis was that democracies do not collapse for purely economic or geopolitical reasons, but through a progressive erosion of citizens’ capacity to read complexity, and therefore to exercise authentic judgment. “Demo-critica” (R. Galano) was not a political proposal, but a structural analysis: without a collective cognitive infrastructure, democratic institutions become hollow forms.
In 2019, the term found no space in mainstream debate. In 2026, mainstream debate has finally reached that question.
The Unresolved Question
What is missing today, despite growing attention to the issue, is a structural response. Critical thinking is invoked as an individual competency, something to be learned, certified, added to a résumé. But this reading is only partially correct.
Critical thinking is not an isolated skill. It is a systemic function: it emerges or atrophies in relation to the cognitive environment in which it operates. An organization not designed to integrate divergent perspectives does not produce critical thinking, regardless of the educational level of its members.
This is the gap that neither the AI debate nor the democracy debate has yet addressed in any complete way: the design of systems, organizational, technological, institutional, that make collective critical judgment structurally possible.
An Open Question
If AI is redrawing the boundaries of human cognition, and if democracies are already in a state of structural fragility, the relevant question is not “how do we teach critical thinking?” but rather “how do we design the systems in which critical thinking can survive and operate?”
It is a question that cuts across governance, organizational design, AI system architecture, and the structure of democratic institutions themselves.
It has no simple answer. But beginning to frame it correctly is already a step that many, even today, choose to defer.
For further insights, read these articles (2025):
La mappa delle intelligenze non conformi – Eudemonia©
Eudemonia© is an independent strategic intelligence practice focused on emerging systems, with an emphasis on artificial intelligence, cognition, and structural transformation. For further discussion: rossana.galano@eu-demon-ia.com
Gala&Syn Project

Lascia un commento